Oggi ci occuperemo di Raffaello, uno degli artisti più conosciuti ed amati del Rinascimento italiano: era bello, ricco, celebrato e invidiato da tutta la Roma del tempo, soprattutto dai suoi colleghi.

Raffaello Sanzio, venuto al mondo nel 1483, passò a miglior vita nel 1520, a soli 37 anni. La sua morte fu improvvisa e sopraggiunse dopo solo due settimane di febbre. Ancora oggi, non si conosce l’esatta causa del decesso. La domanda ricorrente nasce dal dubbio se una febbre sopraggiunta da pochi giorni potesse minare un corpo giovane e sano fino a determinarne la morte.

Morte causata da una polmonite curata male?

La discussione nel corso dei secoli ha animato l’interesse di ricercatori e studiosi, tanto che per trovare una concreta risposta alle differenti ipotesi, la salma del pittore è stata più volte riesumata, senza per altro ottenere un responso certo che potesse fugare ogni dubbio sul fatto che il decesso fosse dovuto ad una condotta di vita troppo libertina.

Particolare del dipinto Autoritratto databile intorno al 1506 e conservato presso la Galleria degli Uffici di Firenze

Uno studio attuato di recente presso l’Università di Milano-Bicocca ha individuato che la causa medico-storica più plausibile della morte sia stata una polmonite. Questa ipotesi corrisponderebbe infatti al decorso del malanno descritto e alle sintomatologie riportate nei documenti dell’epoca. La stessa ricerca ha comunque escluso le ipotesi di sifilide, di malaria o di tifo. Più probabile invece supporre che sia intervenuta una malattia infettiva che ha causato la febbre, ma non ha invalidato il pittore e architetto, che fu vigile e cosciente fino alla fine. Sempre la medesima ricerca, che si basa anche su testimonianze dirette e indirette dell’epoca, ipotizza che un errore medico nella diagnosi e il conseguente utilizzo del salasso, avrebbe inesorabilmente aggravato lo stato di salute dell’infermo. Secondo la teoria degli umori , particolarmente in voga durante i secoli rinascimentali, proprio la terapia del salasso, uno dei possibili rimedi per la febbre, veniva caldamente sconsigliata in caso di febbre polmonare. Fu quindi un fatale errore medico a privare il mondo dell’arte di un genio così giovane, ma già tanto conosciuto e apprezzato?

Condotta libertina e insorgenza della malattia

Per non additare l’episodio come un fatto di mala sanità cinquecentesca, bisogna aggiungere che il paziente aveva omesso la sua condotta libertina perpetrata nelle notte precedenti. Pare infatti che Raffaello fosse uscito di casa spesso per abbandonarsi a scorribande amorose e passionali e questo e che avesse determinato l’insorgere dello stato febbrile. D’altra parte le cronache descrivono Raffaello come “persona gentile, elegante, un viveur amante delle donne e di ogni piacere che la vita terrena potesse concedergli”. E i piaceri per Raffaello erano tanti e tutti a portata di mano. Perchè trattenersi?

Madonna del Cardellino, dipinto databile intorno al 1506 e conservato presso la Galleria degli Uffizi a Firenze. (immagine di Pubblico Dominio da Wikipedia)

Di Raffaello conosciamo i capolavori: come ad esempio la Madonna del Cardellino, la Sacra Famiglia Canigiani, la Madonna del Belvedere, la Madonna Tempi, la Madonna Bridgewater, i ritratti dei coniugi Agnolo e Maddalena Doni e ancora tante altre opere sulle quali esperti e studiosi hanno scritto tanto, ormai tutto.

Un po’ più nebulosa rimane invece la vita privata e sentimentale.

Gli amori di Raffaello

Ma chi erano gli amori di Raffaello? In primo luogo si parla della Fornarina, la donna ritratta in un omonimo quadro, databile intorno al 1520 circa , che Raffaello terminò poco prima della sua morte e che ora è conservato nella Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma.

Sull’identità della Fornarina si sono create nel corso del tempo diverse correnti di pensiero. C’è chi identifica la Fornarina in Margherita Luti, figlia del fornaio di Trastevere, in contrada Santa Dorotea. Secondo altri, invece, riferendosi agli studi di Giuliano Pisani, filologo classico, il termine “Fornarina” sarebbe da interpretare secondo una tradizione linguistica in cui il termine “fornara” indicava più propriamente una prostituta, e la metafora del forno e dell’attività del fornaio, si riferirebbe all’atto sessuale.

Ma chi era dunque la Fornarina? Per scoprirlo seguiteci qui , sul nostro sito donnea.it , dove chi è interessato potrà approfondire l’argomento.

In copertina: particolare del dipinto Madonna Tempi databile intorno al 1508 e conservato presso l’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera.

Miria Burani ©